di Fabrizio Romano
L'Inter sta giocando col fuoco. Ripensando alle sette vittorie
consecutive a cavallo tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012, c'è da
benedirle per il fieno in cascina che hanno portato evitando tracolli
molto pericolosi. Eppure, così non si può assolutamente andare avanti.
Pian piano, tutti si stanno stufando di un andamento imbarazzante per
l'Inter, a partire dal presidente Massimo Moratti che ha mostrato
chiaramente di essere scontento delle prestazioni della squadra sia a
Roma che anche nel pomeriggio di oggi, contro il Novara. Una squadra
spompata, che lotta poco e senza particolari idee, tale da meritarsi
anche i fischi di una tifoseria che ha avuto il coraggio di incitarla
con cuore e fiato anche dopo il gol di Caracciolo. La Curva ha spinto
ancora, poi a un certo punto va bene l'affetto, ma è troppo. E allora
giù con fischi e cori pesanti. Lo specchio dell'Inter è il volto cupo di
Moratti.
Il problema vero e proprio è che il progetto rischia di naufragare se
portato avanti ancora così. Troppe scommesse, troppi giocatori non da
Inter, troppi eccessi. Dai giovanissimi a rischio bruciatura se
mal utilizzati ai più anziani che non possono essere cardini di una
squadra che ambisce al massimo, come Forlan. Non per cattiveria, ma
perché fisicamente non ce la fanno più. L'uruguaiano può essere un
prezioso gregario, ma non la stella di questa Inter. Servono forze
fresche, servono top players, servono colpi veri per non far crollare un
progetto nato con una logica intelligente ma portato avanti con
operazioni talvolta anche più che discutibili. Nessuno chiude ai
giovani, ma che siano supportati da giocatori in piene forze e
volenterosi di divorare l'erba di San Siro per portare l'Inter al
trionfo.
Il presidente Moratti lo ha capito, e se Stankovic ha fatto trapelare
che il numero uno nerazzurro 'non era tranquillo' nello spogliatoio
l'indizio è chiarissimo. "I giocatori devono dare l'anima", diceva
Moratti dopo le quattro sberle di Roma. Ma se la reazione è una
sconfitta interna col Novara al quale sono stati generosamente donati 6
punti su 6 quest'anno, allora il segnale è palese: la riconoscenza verso
i campioni d'Europa che furono non ha pagato, perché adesso non tutti
hanno ancora fame. Va bene tenerne dentro due, al massimo tre, ma che
l'impianto della squadra sia ancora quello è dannoso. Perché gli anni
sono passati e questo gruppo non può più portare l'Inter al top. Può
farla galleggiare in acque normali, ma l'Inter deve ambire al massimo,
sempre. E per valorizzare i giovani non devi affiancarli agli anziani
con pancia piena, bensì ai top players che abbiano fame di vittorie.
"Servono tanti soldi per prenderli", dirà qualcuno. Certo, ma serve
anche l'intelligenza. Questo è fare mercato. Con i soldi dei prestiti di
Zarate, Palombo e Poli - tra ingaggi e soldi per il trasferimento alle
società - si portava a casa un Vidal della situazione. Insomma, per
l'entusiasmo servono giocatori forti, vogliosi, nel pieno delle loro
forze. Non solo giovani e anziani. Ci manca la classe media, ci mancano i
campioni. Basterebbe poco, la fiducia la manteniamo. Evitiamo il
naufragio completo finché si può. Ci manca la vera Inter.
Nessun commento:
Posta un commento